Adesso vi racconto come iniziai a sciare. Avevo 7 anni o giù di li e con la mia famiglia eravamo soliti frequentare i monti dell’Appennino centrale. Erano i famosi anni sessanta. Ricordo che imparai a sciare con un paio di sci di legno. Un giorno ricordo di aver preso una tale velocità da non riuscire più a controllare gli sci e ad un tratto non vedendo davanti a me una cunetta spiccai il volo sotto gli occhi inorriditi di mia madre che diede un tale urlo da far venir giù l’intera montagna. La discesa la terminai in un fosso con gli sci completamente spaccati ed ancora perfettamente ancorati agli scarponi. Fortunatamente non mi feci nulla, ricordo solo che nonostante la giovane età recitai l’Ave Maria una trentina di volte. Comunque il bello del racconto deve ancora venire. Passato lo spavento mio padre decise di comprarmi un nuovo paio di sci, ricordo che ci trovavamo sui monti sopra Subiaco. Entrammo nel negozio più conosciuto della zona e mio padre con fare sicuro e con un aria da pseudo-esperto si avvicinò al negoziante e gli chiese: “Vorrei acquistare un paio di sci che possa andar bene sia a me che a mio figlio!” il negoziante invece di esordire con la più classica delle risposte e che vi lascio immaginare, non esclamò nulla, si assentò un attimo per tornare subito dopo con in mano un paio di sci lunghi un metro e novantacinque centimetri dove, su indicazione di mio padre, montò gli attacchi giocattolo presi dai miei precedenti sci. Dimenticavo, mio padre era ed è ancora oggi alto un metro ed ottanta ed io, per l’età che avevo, non ero poi così alto da poter sciare con due binari ai piedi. Forse è anche per questo motivo che oggi ho poca fiducia dei negozianti, ma questo è un altro problema. Comunque da li a poco, nonostante tutto ripresi a sciare anche se con due palanche ai piedi. Non vi dico le facce degli sciatori quando mi passavano accanto. Qualcuno rideva, altri sgranavano gli occhi.