Fabio ha detto:
Bene!
Che cosa sono questi due passi avanti?
Ci sono nuove rubriche? Poster? Dvd allegato? Impostazione diversa?
non ho colto impostazioni differenti
forse la lettura della lettera di prefazione , che compare nell'altro post ,
può dare qualche indicazione , ma io non la colgo.
questo il testo
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FREE.rider n°27
Maggio 2007
Al tuo baricentro serve equilibrio, se vuoi proiettarti nel moto...
Sommario
Editoriale. IL MONOCICLO. Non so se vi è mai capitato di provare a pedalare su un monociclo. Parlo di quello strano attrezzo che senz’altro almeno una volta nella vita avete visto al circo o tra le gambe di un giocoliere di strada. Pedalarci sopra non è un esercizio fisico, non nel senso comune del termine perlomeno. Andare in bicicletta è un’altra cosa.
Il monociclo non è un mezzo di trasporto e non è uno sport. Non è un gioco, non è un’attività utile o gratificante nel senso stretto del termine. Eppure credetemi, è un’esperienza interessante. Il monociclo è uno strumento con cui tentare di entrare in sintonia con se stessi e provare a riflettere, con distacco, sul sistema con cui impariamo a fare cose nuove. Una specie di metafora della nostra vita professionale, sportiva o di relazione con cui ripercorrere criticamente ciò che ci è accaduto, ciò che accade, ciò che probabilmente accadrà. Io non sono un granché bravo con il monociclo, anzi. Mi definisco orgogliosamente un cocciuto principiante. In questi giorni, mentre dopo cena sprecavo tentativi uno dopo l’altro cercando di pedalare in equilibrio su quel coso, a un certo punto ho capito. Tutto mi è apparso chiaro, perfettamente comprensibile. Inspiegabilmente ho cominciato a pedalare e a muovermi in avanti. Ero lì con tutti i miei dubbi, tutti i miei pensieri, con le mie perplessità e preoccupazioni. Fare questa rivista, quest’anno, è stato più complicato del solito. Tentare di stare in equilibrio lì sopra, su quel coso, era un modo come un altro per rimandare l’urgenza di scrivere questo editoriale. In senso figurato una specie di vasca di sedimentazione della torbida inquietudine di quest’inverno. Non è stato per niente facile, credetemi. E’ incredibile come voi con le vostre e-mail, le vostre telefonate, i vostri incoraggiamenti, i vostri sguardi entusiasti dietro alle lenti specchiate, dimostriate di amare oltre ogni logica questo giornale. A volte sono quasi a disagio di fronte al vostro incrollabile entusiasmo.
Imparare a pedalare su un monociclo è un esercizio di coraggio, di creatività, di intraprendenza. Serve equilibrio, esercizio, pazienza, determinazione, umiltà, voglia di imparare dai propri errori e istinto di conservazione. Il tutto mescolato in parti uguali. Esattamente come fare questo giornale. Esattamente le stesse cose che sono servite anche voi nella vostra prima giornata in neve fresca. Per questo sono certo riuscirete a comprendere la sensazione a cui mi riferisco. Fare questo lavoro per me è stato finora come imparare a pedalare su un monociclo, uno slancio in avanti alla ricerca di un nuovo equilibrio che pare impossibile. Ora so esattamente come si fa. Volendo uno potrebbe anche accontentarsi di andare sul monociclo pedalando rasente ai muri all’infinito, appoggiandosi prima da una parte e poi dall’altra, tentando miseramente di avanzare dondolando appoggio dopo appoggio. Ma quella è sopravvivenza, non equilibrio. Non puoi nemmeno puntare liberamente verso il centro della strada, se sei armato solo di entusiasmo e di voglia di fare. Quella da sola, non basta. Non puoi pedalare restando in equilibrio su un monociclo se non ti senti sostenuto dalla potenza quieta delle forze esterne che si incontrano e si neutralizzano dentro di te, proprio dove tutto il mondo che hai intorno si semplifica in un unico punto dove origina la forza.
Al tuo baricentro serve equilibrio, se vuoi proiettarti nel moto.
Scusate il ritardo. Stare in equilibrio non è poi così facile. Ma ora so esattamente come si fa.
Emilio Previtali