Dreams

Topocane

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"Buon giorno", disse il piccolo principe.
"Buon giorno", disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete.
Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva piu' il bisogno di bere.
"Perche' vendi questa roba?" disse il piccolo principe.
"E' una grossa economia di tempo", disse il mercante.
"Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatre' minuti la settimana".
"E che cosa se ne fa di questi cinquantatre' minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole..."
"Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatre' minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana..."

:think:

:?
Tc
 
:clap: :clap: :clap:

Il quarto pianeta era abitato da un uomo d'affari.
Questo uomo era cosi' occupato che non alzo' neppure la testa all'arrivo del piccolo principe.
"Buon giorno", gli disse questi. "La vostra sigaretta si e' spenta".
"Tre piu' due fa cinque. Cinque piu' sette: dodici.
Dodici piu' tre: quindici. Buon giorno.
Quindici piu' sette fa ventidue.
Ventidue piu' sei: ventotto. Non ho tempo per riaccenderla.
Ventisei piu' cinque trentuno.
Ouf! Dunque fa cinquecento e un milione seicento ventiduemila settecento trentuno".
"Cinquecento e un milione di che?"
"Hem! Sei sempre li'? Cinquecento e un milione di ... non lo so piu'. Ho talmente da fare!
Sono un uomo serio, io, non mi diverto con delle frottole!
Due piu' cinque: sette..."
"Cinquecento e un milione di che?" ripete' il piccolo principe che mai aveva rinunciato a una domanda una volta che l'aveva espressa.
L'uomo d'affari alzo' la testa:
"Da cinquantaquattro anni che abito in questo pianeta non sono stato disturbato che tre volte.
La prima volta e' stato ventidue anni fa, da una melolonta che era caduta chissa' da dove.
Faceva un rumore spaventoso e ho fatto quattro errori in una addizione.
La seconda volta e' stato undici anni fa per una crisi di reumatismi.
Non mi muovo mai, non ho il tempo di girandolare.
Sono un uomo serio, io.
La terza volta ... eccolo! Dicevo dunque cinquecento e un milione".
"Milione di che?"
L'uomo d'affari capi' che non c'era speranza di pace.
"Milioni di quelle piccole cose che si vedono qualche volta nel cielo".
"Di mosche?"
"Ma no, di piccole cose che brillano".
"Di api?"
"Ma no. Di quelle piccole cose dorate che fanno fantasticare i poltroni. Ma sono un uomo serio, io! Non ho il tempo di fantasticare".
"Ah! di stelle?"
"Eccoci. Di stelle".
"E che ne fai di cinquecento milioni di stelle?"
"Cinquecento e un milione seicentoventiduemilasettecentotrentuno. Sono un uomo serio io, sono un uomo preciso."
"E che te ne fai di queste stelle?"
"Che cosa me ne faccio?"
"Si".
"Niente. Le possiedo io".
"Tu possiedi le stelle?"
"Si".
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"Ma ho gia' veduto un re che..."
"I re non possiedono. Ci regnano sopra. E' molto diverso".
"E a che ti serve possedere le stelle?"
"MI serve ad essere ricco".
"E a che ti serve essere ricco?"
"A comperare delle altre stelle, se qualcuno ne trova".
Questo qui, si disse il piccolo principe, ragiona un po' come il mio ubriacone.
Ma pure domando' ancora:
"Come si puo' possedere le stelle?"
"Di chi sono?" rispose facendo stridere i denti l'uomo d'affari.
"Non lo so, di nessuno".
"Allora sono mie che vi ho pensato per il primo".
"E questo basta?"
"Certo. Quando trovi un diamante che non e' di nessuno, e' tuo. Quando trovi un'isola che non e' di nessuno, e' tua. Quando tu hai un'idea per il primo, la fai brevettare, ed e' tua. E io possiedo le stelle, perche' mai nessuno prima di me si e' sognato di possederle".
"Questo e' vero", disse il piccolo principe. "Che te ne fai?"
"Le amministro. Le conto e le riconto", disse l'uomo d'affari. "E' una cosa difficile, ma io sono un uomo serio!"
Il piccolo principe non era ancora soddisfatto.
"Io, se possiedo un fazzoletto di seta, posso metterlo intorno al collo e portarmelo via. Se possiedo un fiore, posso cogliere il mio fiore e portarlo con me. Ma tu non puoi cogliere le stelle".
"No, ma posso depositarle alla banca".
"Che cosa vuol dire?"
"Vuol dire che scrivo su un pezzetto di carta il numero delle mie stelle e poi chiudo a chiave questo pezzetto di carta in un cassetto".
"Tutto qui?"
"E' sufficiente".
E' divertente, penso' il piccolo principe, e abbastanza poetico.
Ma non e' molto serio.
Il piccolo principe aveva sulle cose serie delle idee molto diverse da quelle dei grandi.
"Io", disse il piccolo principe, "possiedo un fiore che innaffio tutti i giorni. Possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane. Perche' spazzo il camino anche di quello spento. Non si sa mai.
E' utile ai miei vulcani, ed e' utile al mio fiore che io li possegga.
Ma tu non sei utile alle stelle..."
L'uomo d'affari apri' la bocca ma non trovo' niente da rispondere e il piccolo principe se ne ando' .
Decisamente i grandi sono proprio straordinari, si disse semplicemente durante il viaggio.


Non ho capito quello che volevi dire ma ho sempre con me una copia del Piccolo Principe (che adoro nel senso reale delal parola!) ed ora sto leggendo questa riflessione:
http://dspace.unitus.it/bitstream/2067/116/1/pmichelis_tesi_i.pdf
 
Gente. Il Piccolo Principe o lo si AMA o non lo si ama. Io mi sono preso un'altra copia da poco poichè la prima è troppo usata...
Consiglio a tutti di leggerlo!
 
Ah allora avevo capito! Non avevo capito la "questione" applicata allo sci.
Secondo me ci stiamo riempendo di cose non necessarie considerate indispensabili. Per ottenere queste cose non necessarie considerate indispensabili dobbiamo lavorare molto e rubiamo tempo ad azioni mentalmente più appaganti.

Meno Ipod e più chiacchere attorno ad un tavolo con una fetta di salame. Mi raccontano delle scene di vita bellissime e piene di tempo i miei nonni (o meglio i miei parenti dei tempi dei miei nonni). Non avevano la corrente elettrica ma Vivevano e non correvano alla caccia dell'inutile.
 
Ah il Piccolo Principe, sarebbe ora di riprenderlo in mano e rileggerlo con un po' più di sale in zucca (spero :D ).
Diciamo che ci eravamo lasciati male ai tempi delle medie, quando ero stato liberamente obbligato a fare la parte del Piccolo Principe a una recita di fine anno dal mio prof. di lettere... ricordo una parrucca terribile, giallo fosforescente e tutta ricci :oops: oltre a una regia molto artigianale :wall:
Purtroppo a quell'età una cosa del genere basta e avanza a fare "odiare" libro e professore... e comunque non si ha la maturità per gustare la piccola grande saggezza delicata che traspare anche dalle poche righe che avete postato, di cui non avevo molti ricordi...
A proposito grazie ora lo cerco e mi metto a rileggerlo :clap:
 
Ah, per la cronaca, io non l'ho mai letto... :oops: :oops: :oops: :oops: :oops:
Ma queste poche righe mi sono bastate per farmi venire voglia, rimedierò quando finisco l'attuale lettura! :wink:
 
Un elicottero che ti porti su
una guida che ti dica dove scendere e quando scendere ...
ti resterà il ricordo di una bella discesa
ma ti sarai perso un grande sogno, una grande avventura :wink:
 
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